APPALTI PUBBLICI – CONTRIBUTO UNIFICATO – IMPORTO CONTRIBUTO UNIFICATO – Corte di Giustizia UE, Sez. V, sentenza 6 ottobre 2015 n. C-61/14

09.12.2015

La V sezione della Corte di Giustizia con la sentenza n° C-61/14 del 6 ottobre 2015, su richiesta del TAR di di Trento, ha esaminato la questione pregiudiziale circa il regime stabilito da una legislazione nazionale che, stabilendo importi elevati per l’accesso alla giustizia amministrativa in materia di contratti pubblici, contrastino con i principi stabilititi nelle direttive europee, in quanto il giudice di rinvio aveva posto in rilievo che i contributi unificati venivano calcolati in base al valore dell’appalto .
La Corte di Giustizia ha rilevato innanzitutto che i predetti principi europei determinano che ogni stato membro debba porre in essere ogni provvedimento al fine di rendere i ricorsi celeri, efficaci ed accessibili ad ogni cittadino, sottolineando che esiste una totale discrezionalità nelle garanzie adottate e nella specifica determinazione dei tributi giudiziari.
Analizzando la normativa italiana ha evidenziato che la Corte l’ha ritenuta conforme al principio di non discriminazione .
Successivamente entrando nel merito degli importi la Corte ha verificato che gli importi dei contributi unificati si attestano sul 2% del valore dell’appalto, non ostacolando quindi l’esercizio di alcun diritto tutelato dall’ordinamento giuridico europeo, non considerando discriminatorio il criterio di calcolo del contributo sul valore dell’appalto e ancor meno l’applicazione indistinta a tutti i soggetti che intendano ricorrere alla giustizia senza tener conto della capacità finanziaria.
Quindi la Corte di Giustizia ha stabilito che il sistema del contributo unificato attuato dall’Italia non è in contrasto con la direttiva 89/665/CEE, così come modificata dalla direttiva 2007/66/CE e che il cumulo di tributi giudiziari all’interno della stessa procedura non contrasta con la direttiva stessa, così come la richiesta di ulteriori tributi giudiziari trova applicazione solamente se con i nuovi ricorsi venga ampliato l’oggetto della controversia.