Atti dell’agente di riscossione – atti processuali non aventi fede privilegiata – Opponibilità senza querela di parte – Corte di Cassazione, terza sezione civile, sentenza n. 26519 del 21 settembre 2017, pubblicata in data 9 novembre 2017

21.11.2017

La terza sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 26519 del 21 settembre 2017 e pubblicata in data 9 novembre 2017, in tema di atti eseguiti dall’agente di riscossione ha stabilito che questi non godono di fede privilegiata in quanto atti processuali di parte e pertanto  opponibili senza proposizione di querela,  sancendo il seguente principio di diritto: “L’atto di pignoramento presso terzi eseguito dall’agente di riscossione ai sensi dell’art. 72-bis d.P.R. n. 602 del 1973 in sede di esecuzione esattoriale, sebbene preordinato alla riscossione coattiva di crediti erariali, non acquisisce per ciò stesso la natura di atto pubblico, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., conservando invece quella di atto processuale di parte. Consegue che l’attestazione ivi contenuta delle attività svolte dal funzionario che ha materialmente Corte di Cassazione – copia non ufficiale predisposto l’atto (nella specie, concernente l’allegazione di un elenco contenente l’indicazione delle cartelle di pagamento relative ai crediti posti in riscossione) non è assistita da fede pubblica e non fa piena prova fino a querela di falso, a differenza di guanto avviene quando l’agente di riscossione esercita – ex art. 49, comma 3, d.P.R. n. 602 del 1973 – le funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, ad esempio notificando il medesimo atto”.



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