Avvio del processo civile telematico in Corte di Cassazione dal 31 marzo 2021

30.03.2021

Il 31 marzo 2021 debutta il PCT in Cassazione con molte aspettative e pochissime certezze. Si tratta sicuramente di un cambiamento atteso da molto tempo e da tutti con infinite aspettative e molte domande per le quali si avranno risposte soltanto con il  tempo e la pratica, come del resto è già accaduto per i precedenti “processi telematici”.

L’impianto di base del sistema è mutuato dal PCT ordinario ed i depositi telematici degli avvocati avverranno previa predisposizione (con l’ausilio dei medesimi software già in uso) di una busta telematica da inviarsi a mezzo p.e.c. dall’indirizzo del professionista censito nel ReGIndE, ad essa seguirà da parte del sistema l’invio delle Ricevuta di Accettazione (RdA), Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC), esito controlli automatici ed accettazione da parte del sistema dei registri della Corte di Cassazione.

Si è parlato insistentemente, per quanto riguarda il deposito dei ricorsi, di una pre-validazione del deposito da parte della Cancelleria della Corte ma non sono state fornite ulteriori specifiche, pertanto bisognerà attendere l’effettivo avvio dei depositi per avere contezza della novità. Ricordiamo infatti che nei giudizi di merito non è previsa alcuna attività preventiva all’iscrizione a ruolo del procedimento se non gli ordinari controlli sulla consistenza della busta telematica e sulla validità formale del deposito.

L’utilizzo del Processo Civile Telematico in Cassazione NON E’ PREVISTO COME OBBLIGATORIO quindi (con l’eccezione delle norme vigenti durante l’emergenza epidemiologica per COVID-19 e che cesseranno di avere efficacia, salvo proroghe il prossimo 30 aprile 2021) sarà possibile ma non obbligatorio introdurre il procedimento e depositare gli atti successivi in modalità telematica, ferma restando l’opzione di provvedere all’iscrizione a ruolo e al deposito collazionando il tradizionale fascicolo cartaceo. 

Particolare attenzione occorrerà prestare al regime delle notificazioni qualora effettuate a mezzo posta elettronica certificata ai sensi dell’art. 3 bis della L.53/1994 in quanto l’unica prova possibile di tale tipologia di notificazione è costituita dalle Ricevute di Accettazione e di Avvenuta Consegna rilasciate dai gestori di servizi p.e.c.   Per tale motivo,  il difensore che intenda utilizzare il PCT in Cassazione effettuando telematicamente il deposito degli atti, dovrà necessariamente allegare al deposito i file .eml o .msg comprovanti l’avvenuta notificazione (sia del ricorso/controricorso e qalora sia avvenuta del provvedimento impugnato ai fini del calcolo dei termini per l’impugnazione) ma anche il difensore CHE INTENDA OPTARE PER IL DEPOSITO IN FORMA CARTACEA dovrà necessariamente depositare in modalità telematica le ricevute di cui sopra NON ESSENDO POSSIBILE ATTESTARE la conformità agli originali informatici delle copie analogiche di RdA e RdAC qualora  il deposito in modalità telematica sia consentito (com’è adesso anche per la Corte di Cassazione) presso l’ufficio giudiziario competente.

Gli schemi XSD ministeriali attraverso i quali vengono generate le buste di deposito prevedono una serie di differenze rispetto ai giudizi di merito, in parte dovute alla peculiarità del processo di legittimità ed in parte probabilmente legate alla abitudine ancora consolidata di considerare l’atto processuale come originale analogico (atto cartaceo) ed alla conseguente difficoltà di configurare il suo “trattamento” in ambito digitale.

Gli schemi ministeriali appositamente predisposti per la Suprema Corte prevedono per l’iscrizione a ruolo del ricorso e come previsto dall’art. 369 cpc a pena di improcedibilità l’obbligo per alcuni atti e la possibilità per altri del deposito unitamente al ricorso.

Ad esempio l’inserimento nella busta telematica della copia autentica del provvedimento impugnato richiede da schema ministeriale la sottoscrizione digitale del relativo file ma la norma di cui sopra dovrebbe intendersi implicitamente superata dalla possibilità offerta dall’attuale consistenza dei provvedimenti giurisdizionali che sono, già in numero considerevole, digitali (ossia redatti come originali informatici sottoscritti digitalmente) di depositare il duplicato informatico. A meno che non si voglia interpretare la norma in senso restrittivo non esistono impedimenti al  deposito del  provvedimento impugnato non in copia ma in duplicato avente la medesima sequenza di bit dell’originale; tale modalità implica l’intangibilità (pena l’impossibilità di verificarne la consistenza) del file sentenza e dunque la sua sottoscrizione da parte del difensore risulta tecnicamente impossibile.

Anche l’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio da depositarsi presso la cancelleria della Corte viene trattata come se fosse un originale analogico (cosa niente affatto scontata perché anzi dovrebbe essere depositata telematicamente presso l’ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato e dunque essere redatto come originale informatico sottoscritto digitalmente), per essa non è prevista alcuna sottoscrizione mentre – trattandosi indubitabilmente di un atto del processo – la sottoscrizione informatica dovrebbe essere obbligatoria così come obbligatoria dovrebbe essere l’attestazione di conformità della copia dell’istanza ex art. 369 qualora questa sia stata depositata in modalità analogica e venga dunque inserita nella busta telematica del deposito del ricorso per Cassazione come copia informatica di documento analogico.

Unitamente al ricorso possono essere depositate ulteriori istanze da rivolgersi alla Corte, quali quella per la sollecita fissazione di udienza, neppure riguardo a questa o a quella per la riunione dei ricorsi gli schemi ministeriali prevedono l’obbligatorietà della redazione come originale informatico o della sottoscrizione digitale.

Altra problematica potrebbe riguardare il decreto di concessione del gratuito patrocinio (oggi patrocinio a spese dello Stato) che negli schemi ministeriali viene qualificato come “Istanza” probabilmente per un refuso, le modalità di deposito dipendono ovviamente dalla sua consistenza originaria ma il qualificarlo come istanza potrebbe generare confusione sulla necessità o meno di sottoscriverlo digitalmente con la conseguenza che se in ipotesi il decreto fosse stato emesso come originale informatico un’ulteriore sottoscrizione potrebbe alterarne la consistenza.

E’ importante segnalare che il pagamento delle spese di giustizia dovrà avvenire OBBLIGATORIAMENTE in caso di iscrizione a ruolo telematica, tramite il Portale dei Servizi Telematici (o presso i fornitori di servizi di pagamento) che rilasceranno le ricevute telematiche (RT) da depositare all’atto dell’iscrizione del ricorso.

 

 

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