BREVI CONSIDERAZIONI IN TEMA DI PROCESSI TELEMATICI – PARTE SECONDA – LA P.E.C. IN AMBITO PROCESSUALE

23.05.2017

Iniziamo la disamina delle criticità riscontrate nel corso degli anni sul processo civile telematico e su quello amministrativo il quale, seppure attivato da soli quattro mesi, ha già mostrato i limiti di una normativa tecnica redatta in modo approssimativo e senza tener conto delle problematiche già manifestatesi per il PCT. Nell’esame dei vari aspetti ci atterremo ad un principio di tipo procedimentale, cominceremo dalla disamina della disciplina e delle applicazioni pratiche delle notificazioni a mezzo p.e.c., per passare alla fase delle iscrizioni a ruolo, dei depositi e di tutte le attività connesse all’estrazione delle copie dai fascicoli informatici senza tralasciare alcune considerazioni in tema di formato degli atti e dei documenti digitali. Ci soffermeremo infine sulle questioni connesse alle attestazioni di conformità e sulle differenti soluzioni adottate in questo ambito per il processo amministrativo telematico rispetto a quanto previsto per quello civile.

Le notificazioni a mezzo posta elettronica certificata. – Detta modalità di notificazione è disciplinata dal codice di procedura civile all’art. 149-bis qualora eseguita dall’Ufficiale Giudiziario ma la suddetta normativa è totalmente disapplicata in ragione del fatto che gli uffici notificazioni ed esecuzioni non sono al momento dotati degli strumenti informatici e telematici per rendere effettivo il disposto del suddetto articolo, trova invece piena applicazione la notificazione a mezzo p.e.c. effettuata direttamente dagli avvocati ai sensi dell’art 3 – bis della Legge 21 gennaio 1994, n. 53. Lo strumento della posta elettronica certificata nell’ambito della disciplina delle notificazioni e comunicazioni processuali non è stato trattato nello stesso modo dal legislatore, in parte per le diverse conseguenze che sul piano della tutela dei diritti può avere una mancata comunicazione di cancelleria alle parti costituite piuttosto che una mancata notificazione dell’atto introduttivo di un giudizio o di qualsivoglia notificazione tra le parti o tra soggetti privati, in  parte per un pregiudizio di fondo nei confronti del soggetto privato o del professionista che deve sempre e comunque essere “accompagnato” e “protetto” da presunti abusi perpetrati da altri soggetti privati.
Com’è ormai ampiamente noto nell’ambito del processo civile è stato introdotto il c.d. “domicilio digitale processuale” che è costituito dall’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore presente nei pubblici elenchi tenuti dal Ministero della Giustizia (Re.G.Ind.E.) e sul quale il difensore stesso è tenuto a ricevere (come unica forma possibile all’interno del processo civile) tutte le comunicazioni di cancelleria relative ad un procedimento in corso. La prima “particolarità” che salta all’occhio relativamente a questa tipologia di comunicazione è la conseguenza prevista nel caso di mancata consegna del biglietto di cancelleria  per causa  imputabile al suo titolare (non ci soffermeremo su questo aspetto in quanto, di fatto, quasi tutte le cause di mancata consegna sono imputabili al titolare della casella di p.e.c., con pochissime e trascurabili eccezioni); qualora ciò avvenga la comunicazione si intende perfezionata nel momento, anteriore all’invio del biglietto di cancelleria, nel quale l’evento o il documento da comunicarsi è stato registrato sul sistema dei registri di cancelleria. Questa soluzione, effettivamente rispondente ad esigenze di natura pratica, equivale a dire che la comunicazione dell’evento qualora non sia andata a buon fine, si perfeziona sempre, comunque e senza eccezioni, al momento in cui l’evento medesimo si verifica.

Di diverso avviso appare il legislatore quando la posta elettronica certificata viene utilizzata ai fini di notificazione e quindi ai sensi dell’art. 3-bis della Legge n. 53 del 1994 stante la completa disapplicazione dell’art. 149-bis c.p.c..  Il nostro ordinamento pone a carico di determinati soggetti l’obbligo di munirsi di una casella di posta elettronica certificata e di iscriverla nei pubblici elenchi previsti dalle normative vigenti, detto obbligo è posto a carico di svariate categorie di professionisti (avvocati in primis) ma anche imprese iscritte nel Registro delle Imprese ed infine a carico delle pubbliche amministrazioni, ora è palese che questo obbligo non possa portare a conseguenze diverse a seconda della natura del soggetto che svolge un’attività prevista dalla normativa utilizzando uno strumento ugualmente previsto e disciplinato come obbligatorio.
Una delle riforme normative che ci si aspetterebbe per aumentare l’efficacia e l’utilizzo della telematica che tra l’altro ha portato a notevolissimi risparmi per il Ministero della Giustizia quando ha introdotto l’obbligo delle comunicazioni di cancelleria/segreteria a mezzo p.e.c. è la COMPLETA E TOTALE EQUIPARAZIONE DEGLI EFFETTI DELLA MANCATA NOTIFICAZIONE A MEZZO P.E.C. per cause imputabili al titolare della casella ricevente a quelli previsti per le COMUNICAZIONI DI CANCELLERIA.  Sarebbe finalmente auspicabile l’introduzione di una norma che preveda il perfezionamento della notificazione effettuata dai difensori delle parti a mezzo posta elettronica certificata nel caso di mancata consegna per cause imputabili al destinatario; del resto tale conclusione è perfettamente logica e coerente con il sistema per tutti quei soggetti che la legge obbliga a dotarsi di un indirizzo di posta elettronica. Ed infatti detti soggetti sono tenuti ad inserire il loro indirizzo in un pubblico elenco che è tale nel senso che il suo contenuto fa pubblica fede (e non nel senso che è pubblicamente consultabile da tutti, tant’è che né il Re.G.Ind.E né il Registro delle PP.AA. lo sono); stando così le cose non esiste nessuna ragione logica né giuridica per la quale le conseguenze negative del mancato rispetto di un obbligo giuridico non debbano ricadere sul soggetto che a tale obbligo non abbia adempiuto o smetta di adempiere ad es. non gestendo correttamente la propria casella p.e.c. così da renderla inidonea a ricevere comunicazioni.

…continua…

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