EQUIVALENZA ALL’ORIGINALE DELLE COPIE TRASMESSE IN ALLEGATO AD UNA COMUNICAZIONE DI CANCELLERIA A MEZZO P.E.C. – Cassazione Ordinanza 3389/2016

07.03.2016

La Corte di Cassazione, con Ordinanza depositata il 22.02.2016, è intervenuta sul tema della conformità all’originale delle copie di un provvedimento giurisdizionale comunicato a mezzo p.e.c. al difensore e da questi utilizzato come “copia autentica del provvedimento impugnato” depositata nel giudizio di Cassazione medesimo.

Ai sensi dell’art. 16-bis, comma 9-bis del D.L. 179 del 2012, le copie dei provvedimenti del giudice presenti nel fascicolo informatico o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche (ai sensi dell’art. 16, comma 4, D.L. 179 del 2012) equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere.

A mente di detto principio la Corte ha ritenuto che la  copia trasmessa in allegato dalla cancelleria prodotta in giudizio dal difensore, deve di per sé reputarsi equivalente all’originale presente nel fascicolo informatico, tenuto conto che la comunicazione di cancelleria con cui è stata trasmessa reca tutti gli indici di individuazione della sua estrazione.

La Corte rileva successivamente che il difensore del ricorrente ha apposto in calce al provvedimento attestazione secondo cui il provvedimento stesso: “è copia conforme all’originale telematico/analogico scansionato ai sensi dell’art. 52 D.L. 90/2014…”.

In ordine a detta attestazione il Collegio precisa che sarebbe irrituale ai sensi del secondo e del terzo inciso dell’art. 16, comma 9-bis del D.L. 179/2012 in quanto il difensore non ha estratto personalmente la copia dal fascicolo informatico ma ha utilizzato quella estratta e comunicatagli dal cancelliere.

L’irrituale attestazione è comunque priva di rilievo in quanto la copia del provvedimento impugnato trasmessa dalla cancelleria equivale all’originale e può dunque considerarsi una copia autentica.

La pronuncia presenta due elementi di criticità: il primo è dato dal fatto che non è possibile sapere leggendo la sola ordinanza se nel fascicolo informatico del procedimento il provvedimento del giudice (poi impugnato) sia depositato come originale informatico o come copia informatica per immagine, in questo secondo caso nel fascicolo non sarebbe depositato alcun originale ed infatti la norma parla delle “…copie informatiche, anche per immagine…presenti nei fascicoli informatici…”. In questo caso la copia trasmessa dalla cancelleria non sarebbe equivalente all’originale presente nel fascicolo informatico ma alla copia informatica di un originale cartaceo presente nel fascicolo tradizionale e successivamente scansionato per essere inserito nel fascicolo informatico.

Il secondo profilo di criticità si riscontra nell’affermazione in base alla quale: “l’irritualità dell’attestazione di conformità sarebbe priva di rilievo in quanto la copia trasmessa a mezzo p.e.c. potrebbe considerarsi una copia autentica”; ciò è perfettamente vero in linea teorica ma – in manncanza  del deposito telematico (allo stato impossibile in Cassazione) del duplicato informatico del biglietto di cancelleria trasmesso a mezzo p.e.c. – è impossibile per il Collegio giudicante valutare se la copia depositata dal difensore sia effettivamente quella presente nel fascicolo informatico o inviata dalla cancelleria a mezzo p.e.c.

La presenza dell’attestazione di conformità (che è sempre atto di pubblico ufficiale), esonera il giudice dal controllo dell’effettiva corrispondenza della copia a quella presente nel fascicolo informatico od a quella inviata dalla cancelleria.

Ciò detto, poiché tutte le norme dettate in tema di copie informatiche hanno lo scopo di semplificare le attività materiali di allegazioni documentali nel processo, la conlcusione cui è pervenuta la Suprema Corte appare perfettamente coerente con la suddetta finalità

commento a cura dell’avv. Guglielmo Lomanno



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