Equa riparazione – art. 4 della legge n. 89 del 2001 (Legge Pinto) – Proposizione in pendenza di giudizio – Corte Costituzionale, sentenza n. 88 del 21 marzo 2018, depositata in data 26 aprile 2018 i

14.05.2018

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 88 del 21 marzo 2018 depositata in data 26 aprile 2018 in riferimento all’art. 4 della legge n. 89 del 2001, Legge Pinto, come sostituito dall’art. 55, comma 1, lettera d), del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 134, che  prevede che «[l]a domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva»  ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale  in riferimento agli artt. 3, 24, 111, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 6, paragrafo 1, e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848, nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento presupposto. 

A tal punto sarà onere dei  giudici comuni far derivare dalla decisione i principi relativi  sul piano applicativo, avvalendosi degli strumenti ermeneutici a loro disposizione; nel contempo il legislatore dovrà invece provvedere alla disciplina per tutto ciò che concernerà gli aspetti conseguenti e la loro applicazione.

 

 



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