Giustizia telematica ed udienze in videoconferenza è ora di cambiare passo

01.04.2020

In questi giorni di sospensione forzata delle attività e dei contatti umani ordinari sembra che tutti abbiano scoperto quante cose che consideravamo possibili solo attraverso spostamenti e contatti diretti, possono tranquillamente essere compiute da remoto.

Interi settori del lavoro privato e della pubblica amministrazione, società di servizi e persino la tanto bistrattata scuola – settore nel quale la relazione fra professore-studente risulta fondamentale ed ineliminabile – hanno trovato il modo di organizzarsi e ci sono istituti di istruzione nei quali  neppure un giorno di lezione è stato perso.

In tutto questo il settore giustizia cosa fa? Ripristina lo scambio di memorie scritte! Evviva l’innovazione.

Si è fatto molto rumore intorno alla possibilità di svolgere le udienza da remoto attraverso piattaforme di videoconferenza, siamo stati travolti da ondate di proclami, direttive, indicazioni generali, linee-guida per lo più identiche perché copiate e riassemblate da uno stesso canovaccio comune ma nessuno o quasi che si sia preso la responsabilità di dire: “…ebbene si, fissiamo un’udienza in videoconferenza, svolgiamola e vediamo come va…“, una vera non una simulazione.

Niente e nessuno può ritenersi esente da mancanze, nemmeno la struttura tecnologica che consente ai magistrati di lavorare da casa ma non ai cancellieri: il magistrato può scrivere e depositare la sentenza dalla propria poltrona ed il cancelliere deve recarsi in ufficio per accettare gli atti; una cosa del genere non si può e non si deve sentire, è semplicemente impensabile, così come è inaccettabile che nei registri elettronici di cancelleria gli atti possano essere accettati in ordine diverso rispetto a quello cronologico nel quale sono stati depositati, ma questo è un altro discorso.

Proviamo a soffermarci sulle criticità vere o presunte, delle udienze in remoto o in videoconferenza, chiamatele come credete tanto sappiamo di cosa si parla.

Per prima cosa occorre sgombrare il campo rispetto all’orizzonte tecnologico, la DGSIA ha chiaramente indicato quali sono gli strumenti da utilizzare per le udienze in remoto – personalmente nutro miliardi di perplessità riguardo all’utilizzo massivo da parte delle pubbliche amministrazioni di supporti tecnologici proprietari – ma non importa gli strumenti ci sono, impariamo ad usarli e cominciamo.

Si sono sentite in questi giorni (ricordo a me stesso che il periodo iniziale di sospensione dell’attività ordinaria fino al 03 aprile è praticamente finito) innumerevoli obiezioni, provo a riassumerle nell’ordine di importanza (opinabile) che sento di attribuire loro e senza dare alcuna rilevanza alla categoria di appartenenza dei soggetti che le hanno formulate .

Obiezione n. 1: non tutte le udienze possono essere svolte in teleconferenza.
Esistono innumerevoli casistiche nelle quali la gestione della convocazione in udienza ed il suo svolgimento da remoto risultano eccessivamente onerose, caso esemplificativo le udienze di prima comparizione nelle quali il convenuto, che può costituirsi in sede di udienza, non riceverebbe mai la convocazione per la videoconferenza.
E’ altrettanto vero che moltissime udienze potrebbero utilmente e velocemente svolgersi in tale modalità, si tratta solo di decidere quali e procedere.
Ovviamente una particolare udienza, quella di precisazione delle conclusioni la quale a memoria di uomo è costituita da una formula di rito: “…si riporta…”, trova la sua naturale collocazione nello scambio di memorie scritte.

Obiezione n. 2: la decisione di svolgere le udienze in videoconferenza deve essere condivisa tra magistrati ed avvocati.
Cerchiamo di non nasconderci dietro le parole: siamo in una situazione nella quale sono stati di fatto sospesi una serie di diritti costituzionali, ad oggi non possiamo andare a fare una passeggiata al parco, non credo che questa obiezione colga nel segno; a mio sommesso avviso i capi degli Uffici giudiziari hanno il dovere di portare avanti le attività (comprese quelle di udienza) con tutti gli strumenti a loro disposizione, dall’altro lato non è assolutamente credibile che il difensore di una parte possa rifiutare una modalità di contatto e relazione che un bambino di 9 anni impara ad utilizzare in mezz’ora.

Obiezione n. 3: le udienze telematiche sono soggette a tutta una serie di limitazioni tecnologiche che vanno gestite da personale qualificato e non possono essere governate dal magistrato.
Per rispondere a tale obiezione è sufficiente rimandare all’art. 57 del codice di procedura civile, una delle norme più disapplicate della storia.
Alcune piattaforme di videoconferenza hanno avuto un incremento nel mese di marzo del 5.000% (cinquemilapercento), ovviamente in detta percentuale risultano assolutamente assenti: laureati in giurisprudenza, praticanti avvocati, avvocati, magistrati, cancellieri ed operatori di giustizia in genere.

Obiezione n. 4: nel corso di una videoconferenza possono succedere cose che voi umani non avete mai visto.
Possono accedere alla stanza virtuale del giudice soggetti non invitati né autorizzati, le udienze possono essere registrate indebitamente, le parti possono farsi sostituire da cloni, i soggetti partecipanti non possono vedere l’intera area da dove si svolge il collegamento da remoto.
Torniamo per un momento sulla terra: nel corso di una normale udienza civile i difensori delle parti svolgono le proprie considerazioni che il magistrato (solitamente) riporta a verbale insieme al proprio provvedimento, ne viene data lettura a fine udienza, successivamente detto  verbale viene depositato telematicamente.
Un’udienza civile è nell’80/90% dei casi semplicemente questo, viene svolta tra soggetti dotati di etica professionale e competenze giuridiche, di cosa dobbiamo avere paura?

Ce ne sarebbero mille altre di obiezioni ed altrettante possibili risposte.

Alla fine di questa disamina sorge un dubbio legittimo ed una domanda che vorrei porre a tutti gli interessati: ma non sarà che Vi piace farVi una passeggiata in Tribunale a sentir pronunciare od a farlo a seconda del lato della scrivania davanti alla quale vi trovate seduti, frasi del tipo: “…impugno e contesto, non accetto il contraddittorio sul punto, mi riservo, ecc….”?

Se la risposta è no avrei una modesta proposta di soluzione anche per questo: inseriamo tutte le formule di rito negli schemi xsd dei verbali di udienza!

Se invece Vi piace rassegnateVi potrete farlo tra qualche mese o forse tra un annetto, quando le vostre udienze saranno rifissate; personalmente preferirei svolgerle in videoconferenza il prima possibile e quando tutto questo sarà finito, recarmi presso gli uffici giudiziari solo nei casi indispensabili e tenere tutte le altre udienze in remoto da…ovunque mi piaccia!

Buona quarantena a tutti.

Lascia un commento

Occorre aver fatto il login per inviare un commento