Attestazione di conformità della copia del provvedimento impugnato nel giudizio di legittimità.

12.04.2021

Di recente due sentenze, apparentemente di segno opposto, sono state emesse dalla Suprema Corte, sulla questione del potere di attestazione in capo al difensore della copia della sentenza estratta dal fascicolo informatico in formato analogico e da depositarsi al momento dell’iscrizione a ruolo del ricorso per Cassazione.
Premesso che le pronunce in esame si riferiscono entrambe a giudizi iscritti antecedentemente al 31 marzo 2021, data nella quale sono divenuti possibili, sebbene solo in via facoltativa, i depositi telematici degli atti introduttivi e successivi nel procedimento innanzi al Giudice di legittimità, la questione può avere rilievo anche nell’ipotesi di iscrizione a ruolo telematica.

In sostanza occorre stabilire, ai fini della procedibilità del ricorso quale sia il difensore legittimato ad apporre sulla copia analogica del provvedimento impugnato l’attestazione di conformità indispensabile per poter adempiere al disposto dell’art 369 c.p.c. in ordine appunto all’obbligo di deposito di copia autentica del suddetto provvedimento. Il quesito assume rilevanza nel solo caso in cui sia stato nominato, per proporre ricorso per Cassazione, un difensore diverso da quello patrocinante nel grado precedente e solo nel caso in cui l’attestazione di conformità sia stata apposta – successivamente a tale nomina – dal difensore sprovvisto di mandato ai fini del giudizio dinanzi al Supremo Collegio
Appare infatti palese che sia qualora non sia stato nominato il difensore per il giudizio di Cassazione, sia qualora l’attestazione sia stata apposta prima di tale nomina, nulla quaestio.

La sentenza 03 febbraio 2021, n. 2445 affronta la questione avente carattere pregiudiziale, della validità dell’attestazione di conformità apposta dal legale del merito sulla copia digitale del provvedimento impugnato dopo che il ricorrente aveva rilasciato mandato e procura speciale per il giudizio di cassazione ad altro difensore. Il Collegio giunge ad affermare la validità di tale apposizione sul presupposto che: “il conferimento della successiva nomina non determina una conseguenziale perdita del potere certificativo in capo al precedente difensore, trattandosi “dell’autentica” di un provvedimento emesso all’esito della fase del giudizio di merito nel corso del quale il legale ha esercitato il munus difensivo e in forza del quale ha ricevuto – quale destinatario – formale comunicazione dell’atto da parte della cancelleria. Sarebbe, infatti, irragionevole che tale soggetto sia, per un verso, abilitato a ricevere la comunicazione telematica della copia digitale del provvedimento conclusivo di tale fase processuale, restandone “depositarlo” in quanto pertinente al fascicolo informatico del giudizio di merito e, per altro, privarlo del potere di attestarne la conformità rispetto ad un atto “originale” che è entrato in suo legittimo possesso, al quale ha potuto accedere in forza della persistenza di valide credenziali e destinato ad essere prodotto nell’ambito di una fase che ne costituisce un fisiologico epilogo. Ciò non toglie, però, che tale potere di autentica possa essere alternativamente esercitato anche dal difensore nominato per il giudizio di cassazione laddove, successivamente al deposito in cancelleria della procura, abbia avanzato un’istanza di visibilità del fascicolo di merito al quale sia stato autorizzato ad accedere.”

Sulla scorta di tale ragionamento la Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: in tema di ricorso per cassazione, ai fini dell’osservanza di quanto imposto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, nel caso in cui la sentenza impugnata sia stata redatta in formato digitale e notificata tramite PEC, l’attestazione di conformità della copia analogica predisposta per la Corte di cassazione può essere effettuata, ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 9, commi 1 bis e 1 ter, anche dal difensore che ha assistito la parte nel precedente grado di giudizio, i cui poteri processuali e di rappresentanza permangono anche quando il cliente ha conferito il mandato alle liti per il giudizio di legittimità ad un altro difensore.

La seconda pronuncia si occupa dell’ipotesi in cui – successivamente alla nomina del difensore per il ricorso in Cassazione – l’attestazione di conformità della copia analogica del provvedimento impugnato sia sottoscritta dal difensore del giudizio a quo (nel caso il difensore della parte in appello). La sentenza 18 febbraio 2021, n. 4401 nel richiamare il precedente secondo il quale «Nel caso in cui la sentenza impugnata sia stata redatta in formato digitale, l’attestazione di conformità della copia analogica predisposta per la S. C. (…) può essere redatta, ex art. 9, commi 1-bis e 1-ter della I. n. 53 del 1994, dal difensore che ha assistito la parte nel precedente grado di giudizio, i cui poteri processuali e di rappresentanza permangono, anche nel caso in cui allo stesso fosse stata conferita una procura speciale per quel singolo grado, sino a quando il cliente non conferisca il mandato alle liti per il giudizio di legittimità ad un altro difensore» (Sez. 6 – 3, n. 10941 del 08.05.2018, conf. Sez. 1, n. 6907 del 11.03.2020).
Per contro, una volta conferita la procura speciale a ricorrere per cassazione, il precedente difensore non può più ritenersi “munito di procura”, e non può di conseguenza attestare la conformità all’originale del provvedimento impugnato. Di conseguenza, conclude la Corte, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Il percorso logico seguito in questa seconda pronuncia dalla Corte – oltre ad essere diametralmente opposto a quello delineato nella sentenza precedente –  appare invero piuttosto discutibile qualora si tenga conto che il difensore della fase di appello rimane l’unico intestatario del fascicolo processuale del grado nel quale ha patrocinato la parte e, mentre appare perfettamente normale che sia questi ad attestare la conformità del provvedimento all’originale presente nel fascicolo informatico della causa nella quale era difensore della parte, così non vale per il contrario.  Ed infatti il difensore nominato per il giudizio di legittimità dovrebbe richiedere la visibilità del fascicolo a quo depositando la procura speciale per il giudizio di Cassazione e, successivamente scaricare la copia analogica della sentenza ed attestarne la conformità all’originale presente in un fascicolo nel quale detto difensore non era neppure costituito.
Mentre la sentenza 2445, non esclude tale possibilità ed anzi la considera una valida alternativa alla prima opzione, in questa sentenza il Collegio la considera come l’unica strada possibile.

Invero quando la norma che abilita l’avvocato all’attestazione di conformità non può che riferirsi al difensore del procedimento che ha dato origine al provvedimento da attestare, semplicemente perché il giudizio ad quem non è venuto neppure ad esistenza, né è detto che ciò avvenga. La Corte precisa che l’attestazione non è valida nel solo caso che venga apposta “dopo” la nomina del difensore della fase successiva ma, tale nomina, non incide in alcun modo sul giudizio di provenienza e sulla possibilità da parte del patrocinante in detto giudizio di svolgere qualsiasi attività ad esso connessa.

Si tratta comunque anche di una questione di economia processuale complessiva in quanto pare indubitabile che il difensore della fase precedente il giudizio di Cassazione che, ricordiamo, non perde mai la facoltàdi accesso al fascicolo processuale nel quale è stato patrocinatore, possa estrarre copia del provvedimento da impugnare ed attestarne la relativa conformità in tempi certamente più solleciti del solo difensore nominato per il giudizio di Cassazione che, prima della presentazione della relativa richiesta corredata da procura speciale, non ha alcun accesso al fascicolo nel quale il provvedimento da estrarre risulta depositato.

Sent. 2445 – 2021

Cass.-4401_21