LA FIRME DIGITALI IN FORMATO CAdES E PAdES SONO ENTRAMBE E SEMPRE AMMESSE, EQUIVALENTI, VALIDE ED EFFICACI NEL PROCESSO DI CASSAZIONE – Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili, Sentenza 10266 del 27.04.2018

02.05.2018

Intervenendo sulla questione della validità delle differenti tipologie di firma digitale in formato CAdES e PAdES e sulla presunta differenza di valore delle stesse a seconda delle modalità di apposizione, le Sezioni Unite Civili della Suprema Corte si sono pronunciate enunciando il principio di diritto in base al quale:  «Secondo il diritto dell’UE e le norme, anche tecniche, di diritto interno, le firme digitali di tipo CAdES e di tipo PAdES, sono entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni <*.p7m> e <*.pdf>, e devono, quindi, essere riconosciute valide ed efficaci, anche nel processo civile di cassazione, senza eccezione alcuna». 

La questione è nota: le regole tecniche dei processi telematici (civile, amministrativo e tributario) hanno previsto e disciplinato l’utilizzo dei due differenti formati di firma digitale CAdES (con estensione nomefile.pdf.p7m) e PAdES (con estensione nomefile(signed).pdf) come se costituissero tipologie di sottoscrizione digitale diverse e ingenerando confusione sulla loro validità ed efficacia nella sottoscrizione degli atti processuali e, soprattutto, delle procure speciali liti sia in formato digitale che come file ottenuto dalla scansione di un originale cartaceo (analogico).

La Corte, ricostruendo la genesi normativa sulle firme digitali riconduce finalmente il discorso alla gerarchia delle fonti precisando quale sia la normativa primaria in materia di sottoscrizione digitale dei documenti informatici e quale valore debba essere dato alle differenti tipologie di firma elettronica qualificata, avanzata, digitale precisando che i formati in esame (unitamente al formato XAdES) costituiscono soltanto standard di firma ma non si differenziano nello strutturare la busta crittografica che di fatto costituisce la “firma digitale” ed al cui interno coesistono gli elementi che la caratterizzano.

La questione dalla quale la Corte prende le mosse è la consueta eccezione circa l’asserita violazione delle disposizioni tecniche sui modi degli «atti del processo in forma di documento informatico» sollevata da una delle parti. Nell’esaminare il complesso delle attività svolte il Collegio ricostruisce l’iter seguito dalla parte nel depositare, in formato analogico – stante la non attivazione del processo telematico presso la Cassazione – l’atto del processo (ricorso), la procura alle liti,  la relazione di notificazione e le ricevute di accettazione e consegna della spedizione effettuata a mezzo p.e.c.
Ovviamente dunque la ricostruzione è svolta esaminando le indicazioni grafiche presenti nelle copie analogiche (munite di attestazione di conformità da parte del difensore) degli atti e delle ricevute dalle quali comunque è possibile evincere che i documenti informatici sottostanti erano stati regolarmente formati e sottoscritti elettronicamente in formato PAdES.

In buona sostanza la sentenza afferma in modo chiaro e, si spera, definitivo che i vari formati di firma digitale non si differenziano sul piano sostanziale ed i documenti con essi sottoscritti non possono considerarsi differenti quanto a valore giuridico od a caratteristiche tecniche e dunque nessuna eccezione può essere sollevata in ordine alla validità della firma digitale una volta accertata la sua apposizione su un documento informatico. 
Alla fine della disamina si legge che: “non essendo strettamente rilevante nella decisione della fattispecie in esame, resta assorbito ogni ulteriore rilievo, sollevato nell’ordinanza interlocutoria, circa l’operatività del principio della sanatoria per raggiungimento dello scopo (art. 156 cod. proc. civ.) in caso d’ipotetica violazione di specifiche tecniche (es. Cass., Sez. U., 18/04/2016, n. 7665; conf. Cons. Stato, n. 5504/2017, cit.)”

Tale inciso lascia aperta la questione relativa alla qualificazione da dare ad un documento informatico sprovvisto di firma digitale o di altra sottoscrizione informatica valida ed alla sua intrinseca idoneità all’eventuale raggiungimento dello scopo in mancanza delle caratteristiche fisiche che lo possano qualificare come documento informatico sottoscritto.

Cass_S.U_2018_10266