La notificazione a mezzo p.e.c. è valida anche se effettuata dopo le ore 21

10.04.2019

La norma appena dichiarata incostituzionale con la Sentenza n. 75 del 19 marzo 2019 –  l’art. 16-septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall’art. 45-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114 – costituisce uno dei tanti esempi di legislazione frettolosa, imprecisa, fuori tempo e foriera di problematiche più diffuse dei problemi che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe risolvere.
La questione è nota: l’art. 16-septies del 179/2012 richiama anche per le notificazioni  a mezzo posta elettronica certificata, il disposto dell’art. 147 c.p.c. secondo cui le notificazioni non possono farsi prima  delle 07.00 e dopo le 21.00, detta disciplina dettata per attività compiute tramite accesso fisico dell’ufficiale giudiziario nel domicilio del soggetto destinatario, appariva da subito priva di significato logico nel caso di un sistema completamente automatizzato l’utilizzo del quale  in alcun modo era in grado di comprimere il diritto al riposo posto a fondamento dell’art. 147 c.p.c.
In tale ottica e sulla base della logica avrebbe dovuto trovare applicazione il principio generale della scissione degli effetti della notificazione per il mittente e per il destinatario, ma il tenore letterale della norma sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale ha fatto si che si sviluppasse una nutrita giurisprudenza di legittimità in base alla quale “…la notifica con modalità telematiche richiesta con il rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21 si perfeziona alle ore 7 del giorno successivo, «secondo la chiara disposizione normativa, intesa a tutelare il diritto di difesa del destinatario della notifica senza condizionare irragionevolmente quello del mittente» (così Corte di cassazione, sezione sesta civile, sottosezione terza,ordinanza 31 luglio 2018, n. 20198; nello stesso senso, ex multis, sezione sesta civile – sottosezione L, ordinanza 9 gennaio 2019, n. 393; sezione lavoro, sentenza 30 agosto 2018, n. 21445; sezione terza civile,sentenza 21 settembre 2017, n. 21915; sezione lavoro, sentenza 4 maggio 2016, n. 8886).
E’ di lampante evidenza come la mancata applicazione del principio della scissione pregiudichi il diritto di difesa del notificante impedendogli di fatto di beneficiare dell’intero arco delle 24 ore per effettuare un’attività che il sistema tecnico gli consente di svolgere per l’intero arco temporale del giorno di scadenza del termine, senza contare che l’ipotetico diritto al riposo “presuntivamente” violato dalla ricezione di una p.e.c., non sarebbe neppure effettivamente tutelato in quanto il sistema il messaggio lo riceve comunque sia che esso sia giuridicamente valido sia nel caso contrario.
Ciò è tanto vero che la stessa Corte Costituzionale ricorda come in tema di depositi telematici di atti processuali eseguiti a mezzo p.e.c. la normativa preveda che essi siano efficacemente possibili fino alle 23.59.59 del giorno di scadenza del termine; anche in questo caso la previgente normativa prevedeva la validità dei depositi fino alle ore 14.00 come se i registri di cancelleria automatizzati avessero lo stesso orario di apertura e chiusura delle cancellerie fisiche.
Al termine di un completo e puntuale esame di tutte le questioni connesse al quesito proposto la Corte ha così deciso:

L’art. 16-septies del d.l. n. 179 del 2012 va pertanto dichiarato costituzionalmente illegittimo nella partein cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta.

Occorre riconoscere che ormai il nostro codice di procedura civile e tutte le norme procedurali emanate non sono più in grado di costituire un fondamento sicuro per tutte quelle attività processuali che in tempi passati venivano effettuate tramite spostamento da una parte all’altra del mondo fisico di un essere umano il quale aveva necessità, esigenze e modalità di azione che nulla avevano a che fare con la gestione automatizzata delle procedure caratteristica della società digitalizzata.

In breve: dopo le ore 21 la posta elettronica certificata non dorme.

Lascia un commento

Occorre aver fatto il login per inviare un commento