NOTIFICAZIONE DELL’ATTO INTRODUTTIVO DEL GIUDIZIO A MEZZO POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA

06.06.2017

Il D.Lgs. 82 del 2005 ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico una serie di principi generali volti a favorire, incentivare ed incrementare l’utilizzo delle tecnologie della comunicazione nei rapporti tra amministrazioni, imprese, cittadini ed a garantire a questi ultimi l’accesso e l’attivazione dei procedimenti amministrativi mediante l’uso degli strumenti informatici e telematici.

Il principio di base introdotto è quello contenuto nell’art. 2, co. 1 del Codice dell’Amministrazione digitale ed in base al quale:

Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali assicurano la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale e si organizzano ed agiscono a tale fine utilizzando con le modalità più appropriate e nel modo piu’ adeguato al soddisfacimento degli interessi degli utenti le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.”

il successivo co. 2 precisa che: “Le disposizioni del presente Codice si applicano alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto del riparto di competenza di cui all’articolo 117 della Costituzione…” infine il co. 6 conclude affermando che: “Le disposizioni del presente Codice si applicano altresì al processo civile, penale, amministrativo, contabile e tributario, in quanto compatibili e salvo che non sia diversamente disposto dalle disposizioni in materia di processo telematico.”

Il Codice dell’Amministrazione Digitale, che disciplina tra l’altro il documento elettronico, è stato pubblicato nel medesimo anno del D.P.R. 68 del 2005 istitutivo della Posta Elettronica Certificata, il sistema di trasmissione dei documenti informatici il quale rende di fatto possibile la realizzazione dei principi generali dettati dal C.A.D.

Passando al piano che ci interessa con la Legge 21.01.1994, n. 53 gli avvocati sono stati muniti della facoltà di notificare direttamente (senza l’ausilio degli ufficiali giudiziari) atti in materia civile, penale ed amministrativa e, a seguito di alcune modifiche subite dalla suddetta norma con l’introduzione dell’art. 3 bis, anche ad utilizzare quale strumento di notificazione la Posta Elettronica Certificata disciplinata dal sopraindicato D.P.R. 68/2005.

Successivamente, con l’introduzione della normativa sul cd. Processo Civile Telematico ad opera di svariate norme la principale delle quali è il D.L. 1749/2012, presso alcuni uffici giudiziari è stato reso operativo il sistema di trasmissione dei documenti informatici direttamente presso gli uffici; la normativa del Processo Civile Telematico non impatta necessariamente sui principi dettati dal CAD ed infatti le disposizioni di questo …si applicano anche ai processi civile, penale, amministrativo, contabile e tributario in quanto compatibili e salvo che non sia diversamente disposto dalle disposizioni in materia di processo telematico

La normativa sulla notificazione degli atti da parte degli avvocati non è contenuta né nel codice di procedura civile, né nelle norme sui processi telematici né, tantomeno, in norme in qualsiasi modo disciplinanti l’esercizio della giurisdizione ma in una legge dettata proprio per disciplinare l’attività di notificazione senza limitazioni riguardo al tipo di atti od al tipo di procedimenti da introdurre con l’attività stessa, senza altresì limitazioni relative alle tipologie di uffici giudiziari aditi o presso i quali introdurre il procedimento.

La legge 21 gennaio 1994, n. 53 disciplina la “Facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali” e lo fa attraverso la previsione di tipi differenti di notificazione, quella che in queste brevi note ci interessa è la tipologia disciplinata dall’art. 3 bis che prevede per le notificazioni lo strumento della Posta Elettronica Certificata; il citato articolo è una norma autoreferenziale, contiene tutti gli elementi necessari e sufficienti al perfezionamento della notificazione ed anzi gli articoli successivi si occupano espressamente delle ipotesi diverse di deposito delle prove dell’avvenuta notificazione a mezzo p.e.c. nei casi in cui l’ufficio giudiziario presso il quale il procedimento viene introdotto è in grado di ricevere il deposito di atti redatti nella forma di originali informatici sottoscritti digitalmente, ove in pratica è attivo il processo telematico e quelli in cui non lo è. La legge prevede entrambe le ipotesi e dunque potendosi depositare le prove dell’avvenuta notificazione a mezzo p.e.c. sia come documenti informatici che come documenti analogici è ovvio che la notificazione a mezzo p.e.c., – nel rispetto delle regole dettate dalla legge che la disciplina – è sempre ammessa.

Occorre precisare che quella di notificazione dell’atto introduttivo del giudizio non è un’attività endoprocessuale ma costituisce un iter procedimentale precedente all’instaurazione del giudizio e quindi la sua disciplina nulla ha a che vedere con i processi telematici in quanto li precede e ne prescinde.

Sappiamo ad es., che negli uffici presso i quali il processo telematico è attivo l’iscrizione a ruolo del procedimento ed il deposito dell’atto introduttivo del giudizio e delle prove dell’avvenuta attività di notificazione, possono avvenire indifferentemente (salvo eccezioni espressamente previste dalla normativa di riferimento) tramite fascicolo cartaceo depositato nei modi tradizionali o mediante la creazione ed il deposito di un fascicolo informatico inviato telematicamente: ciò a prescindere dalle modalità attraverso le quali si è esplicata la prodromica attività di notificazione dell’atto introduttivo del giudizio.

La legge 53 del 1994 non contiene alcuna espressa limitazione alla legittimità della notificazione a mezzo p.e.c né limitazione alcuna è in alcun modo contenuta in altre norme; sebbene molti ritengano che questa modalità di notificazione sia possibile solo per gli atti introduttivi dei giudizi pendenti innanzi ad uffici giudiziari presso i quali è attivo il processo telematico, questa posizione non nasce dall’intepretazione di alcuna norma vigente nel nostro ordinamento il quale, come sappiamo, ove esclude l’applicabilità di una norma generale ad una fattispecie concreta ed identificata, lo fa in maniera espressa.

La impossibilità di depositare telematicamente le prove dell’avvenuta notificazione a mezzo p.e.c. presso alcuni uffici giudiziari (ad es. quelli del Giudice di Pace) ha fatto ritenere ad alcuni interpreti che quella forma di notificazione non fosse utilizzabile per introdurre giudizi innanzi a questi uffici; l’erroneità di questa lettura è data dal contenuto medesimo della L. 53 del 1994 la quale all’art. 9, co 1 bis espressamente recita: “Qualora non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell’articolo 3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. “

Com’è di immediata evidenza, il fatto stesso che il legislatore abbia previsto e disciplinato l’ipotesi in cui non sia possibile depositare telematicamente l’atto notificato e le prove della notificazione, implica che nelle intenzioni dello stesso tale forma di notificazione dovesse intendersi valida e legittima per qualsiasi tipo di atto notificabile e per qualsiasi ufficio giudiziario destinatario dell’eventuale successivo deposito dell’atto introduttivo.

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