NOTIFICAZIONI A COLLABORATORI O TESTIMONI DI GIUSTIZIA – PRESSO IL DOMICILIO ELETTO DAL COLLABORATORE – D.L. N. 8/1991 – PRESSO LA RESIDENZA ANAGRAFICA – LEGITTIMITÀ – MANCATA CONOSCENZA DELL’ATTO – DEDUZIONE DA PARTE DEL NOTIFICATARIO – Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili sentenza n. 33208 del 21 dicembre 2018

28.12.2018

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33208 del 21 dicembre 2018 sulla questione relativa alle modalità di notificazione di un atto giudiziario civile a persona sottoposta al relativo programma di protezione, di cui al  D.L. n. 8 del 1991, art. 14, hanno affermato i seguenti principi di diritto: “È legittima la notifica effettuata al collaboratore o testimone di giustizia presso la residenza risultante dai registri anagrafici con le forme degli artt.139 c.p.c. o 149 c.p.c., potendo il notificatario far valere con le forme processuali di rito la mancata conoscenza dell’atto allo stesso notificato a mezzo dell’addetto alla sua ricezione, individuato dalla struttura di protezione che lo ha in carico, spettando al prudente apprezzamento del giudice della controversia valutare ogni comprovato elemento al fine di accogliere, o meno, la richiesta di rimessione in termini. Il notificante che abbia appreso dell’esistenza di un domicilio eletto dal collaboratore di giustizia o testimone ai sensi dell’art.12, c.3 bis, d. I. n.8/1991 può legittimamente notificare presso tale domicilio gli atti processuali, potendo il notíficatarío far valere con le forme processuali di rito l’eventuale mancata conoscenza dell’atto allo stesso notificato a mezzo dell’addetto alla sua ricezione, individuato dalla struttura di protezione che lo ha in carico, avvalendosi della documentazione rilasciata dal Servizio centrale di protezione.”

 

 



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