Nascita – Tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) – Fecondazione omologa post mortem – Dichiarazioni rese all’ufficiale dello stato civile – Procedimento rettificazione degli atti ex art. 96 d.P.R. 3/396 – Art. 8 della legge n. 40 del 2004 – Corte di Cassazione, prima sezione civile, sentenza n. 13000 del 15 maggio 2019

06.06.2019

La Prima Sezione civile della  Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13000 del 15 maggio 2019  in tema di nascita mediante tecniche di procreazione medicalmente assistita, ha affermato i seguenti principi di diritto:

a) ” Le dichiarazioni rese all’ufficiale dello stato civile, se dirette, esclusivamente, a dare pubblica notizia di eventi  quali la nascita o la morte, rilevanti per l’ordinamento dello stato civile per il solo fatto di essersi verificati ,impongono al menzionato ufficiale di riceverle o formarne nei suoi registri processo verbale per atto pubblico, senza che gli spetti di stabilire la compatibilità, o meno, di detti eventi con l’ordinamento italiano e se, per questo, abbiano rilevanza e siano produttivi di diritti e doveri. Diversamente, qualora, tali dichiarazioni siano, di per se stesse, produttive di effetti giuridici riguardo allo status della persona cui si riferiscono, l’ufficiale dovrà rifiutare di riceverle ove le ritenga in contrasto con l’ordinamento e con l’ordine pubblico”.

b) ” Il procedimento di rettificazione degli atti dello stato civile, disciplinato dall’art. 96 del d. P. R. 3 novembre 2000, n. 396, è ammissibile ogni qualvolta sia diretto ad eliminare una difformità tra la situazione di fatto, quale è o dovrebbe essere nella realtà secondo le previsioni di legge, e come risulta dall’atto dello stato civile per un vizio, comunque o da chiunque originato, nel procedimento di formazione di esso.  In tale procedimento, l’autorità giudiziaria dispone di una cognizione piena sull’accertamento della corrispondenza di quanto richiesto dal genitore in relazione alla completezza dell’atto di nascita del figlio con la realtà generativa e di discendenza genetica e biologica di quest’ultimo, potendo, cosi, a tale limitato fine, avvalersi di tutte le risorse istruttorie fornitele dalla parte”.

c) ” L’art. 8 della legge 19 febbraio 2004 n. 40 , recante lo status del nato a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, è riferibile anche all’ipotesi di fecondazione omologa post mortem avvenuta mediante utilizzo del seme crioconservato di colui che, dopo avere prestato, congiuntamente alla moglie o alla convivente, il consenso all’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ai sensi dell’art. 6 della medesima legge, e senza che ne risulti la sua successiva revoca, sia poi deceduto prima della formazione dell’embrione avendo altresì autorizzato, per dopo la propria morte, la moglie o la convivente all’utilizzo suddetto. Ciò pure quando la nascita avvenga oltre i trecento giorni dalla morte del padre.”

 

 



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