Udienze da remoto si cambia ancora

05.05.2020

Il 30 aprile è stato convertito il D.L. 18/2020 e lo stesso giorno il successivo D.L. 28/2020 ne ha profondamente modificato il testo.
Potremmo discutere all’infinito sulla legittimità della prassi ormai consolidata di utilizzare la decretazione d’urgenza per introdurre le modifiche più disparate a norme già in partenza scritte male e modificate peggio ma oggi non è questo il tema. Oggi riparliamo dell’udienza da remoto e di come essa sia stata considerata fin dall’inizio della sua ipotetica utilizzazione come la causa di morte definitiva di ogni parvenza del diritto di difesa garantito dalla Costituzione e via dicendo.
Restringo il campo ancora, mi riferirò qui alle sole udienze civili e non all’ambito dei processi penali per i quali non ho competenza sufficiente e dunque non esprimo giudizi.
L’art. 83, comma 6 del D.L. 18/2020 precisa che “Per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attivita’ giudiziaria, (…) i capi degli uffici giudiziari, (…) adottano le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico sanitarie (…) al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone.”
Il successivo  comma 7 indica quale sono le misure organizzative adottabili e la lett. f) tra quelle possibile oggi prevede (domani chissà) che: “Lo svolgimento dell’udienza deve in ogni caso avvenire con la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario e con modalita’ idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti.”
Fino a ieri si discuteva polemicamente sul perché il sistema del Processo Civile Telematico consentisse ai magistrati di lavorare in remoto da casa ed obbligasse i cancellieri a recarsi in ufficio per poter lavorare sui registri di cancelleria ed accettare gli atti, oggi il tema è la parete di sfondo sulla quale potrebbe comparire il magistrato durante lo svolgimento dell’udienza da remoto.
Se il fine delle misure organizzative è di evitare “contatti ravvicinati tra le persone” la modifica introdotta nel testo del comma 7 semplicemente NON HA ALCUN SENSO ma andiamo per ordine ed ipotizziamo quali possono essere le ragioni di una tale modifica:
1) La presenza nell’ufficio giudiziario serve a garantire una parvenza di sacralità al momento dell’udienza.
Non credo assolutamente al fatto che un’idea del genere possa essere venuta in mente a qualcuno ma nel caso ritengo che da tempo immemore l’udienza civile ordinaria abbia perso qualsiasi tipo di sacralità e la presente situazione non consente certo di sottilizzare sul luogo “fisico” dal quale si tiene un udienza in “remoto” la cui funzione non è certo quella di “rappresentare” un’aula di udienza.
2) La contemporanea presenza di magistrato e cancelliere presso l’ufficio giudiziario serve a rendere più agevole lo svolgimento dell’attività di udienza.
Anche questa ipotesi si basa sull’ assunto che il cancelliere assista il magistrato nello svolgimento dell’attività di udienza da remoto ad esempio gestendo il collegamento sulla piattaforma (Teams o Skype for business), oppure redigendo il verbale di udienza; di fatto non c’è sufficiente personale di cancelleria neppure per ipotizzare una soluzione del genere ed il magistrato che intenda tenere udienza da remoto dovrebbe organizzarsi autonomamente per gestire la piattaforma, redigere il verbale (magari con l’ausilio dei difensori) e provvedere al deposito tramite PCT.
3) L’utilizzo della rete interna agli uffici giudiziari garantisce una maggiore riservatezza e sicurezza delle trasmissioni.
Questa affermazione non è suscettibile di prova e dunque neppure di smentita occorre su tale punto pertanto sospendere il giudizio.
4) All’interno dell’ufficio giudiziario sono presenti tecnici informatici specializzati ai quali il magistrato potrebbe rivolgersi in caso di problemi di collegamento o funzionamento della piattaforma.
Riguardo a questo profilo vale quanto detto per il personale di cancelleria in quanto non è neppure ipotizzabile che i tecnici informatici presenti negli uffici giudiziari italiani siano in grado, soprattutto in ragione dell’esiguità del loro numero, di fornire assistenza ad horas durante lo svolgimento delle udienze.

Abbiamo formulato una serie di ipotesi e molte altre se ne potrebbero fare ma le polemiche di queste settimane, le pochissime udienze effettivamente svolte fino ad oggi in remoto, il profluvio di linee guida, protocolli, decreti, dichiarazioni e quanto altro portano ad una conclusione dal mio punto di vista sconfortante che bisogna però avere il coraggio di fare:

Le udienze in remoto non le vuole nessuno

La possibilità di tenere udienze mantenendo tutti i soggetti interessati presso la propria abitazione e senza costringerli a muoversi forse costituisce un’innovazione troppo sovversiva per trovare apprezzamento in un settore nel quale l’evoluzione tecnologica e la modernizzazione sono visti come il peggiore dei mali.

 

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